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intervista a roberta leo

Ciao amanti della danza e non solo oggi ho intervistato la nostra insegnante dei corsi di repertorio e storia della danza che riprenderanno ad ottobre, per conoscerla un po' di più e sapere da lei quali sono gli spettacoli di danza assolutamente da non perdere in questa fine estate.


Roberta, danzatrice, insegnante e critica di danza. La tua è una formazione versatile e poliedrica che pur abbracciando unità tra loro molto differenti riportano tutti all’essenza di un’unica cosa: la danza. Come si è acceso questo “fuoco sacro” dentro di te e come hai capito che potevi rendere questa passione il tuo lavoro coniugando teoria e pratica?

L’idea mi venne durante gli esami di maturità quando scrissi la mia tesina sul Ballo Excelsior, il balletto con cui nel 1881 il coreografo Luigi Manzotti volle celebrare il progresso scientifico, Capii che mi piaceva scrivere e che mi piaceva scrivere di danza.

Sognavo di entrare all’Accademia Nazionale di Danza di Roma ma, invece, mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza. Mi laureai con una tesi sull’organizzazione amministrativa dello spettacolo; in particolare, analizzai la situazione dei teatri italiani e dei commissariamenti dei rispettivi corpi di ballo. Come danzatrice comprendevo quanto la cultura fosse importante per permettere all’arte coreutica di sopravvivere in Italia e come gli addetti ai lavori necessitassero di strumenti e conoscenze adeguati per colmare le lacune normative del settore. Pur avendo intrapreso gli studi universitari ero consapevole che la danza continuava a far parte della mia vita, del mio corpo e della mia mente. Anche se non trovavo forti connessioni tra essa e ciò che studiavo ogni giorno avevo bisogno di nutrirmi di Lei. Nonostante avessi iniziato a insegnare nella mia città decisi finalmente di trasferirmi a Roma per studiare danza professionalmente.

Dopo la laurea e alcune esperienze professionali in una compagnia entrai all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” per seguire un Master in Critica Giornalistica dello Spettacolo. All’esame di ammissione presentai proprio la mia vecchia tesina di maturità e analizzai il balletto alla luce di una più consapevole maturità scenica. Iniziai a scrivere per delle testate. Gratis. Fare la ballerina non pagava ma nemmeno fare critica, eppure sentivo che la mia strada era quella e che pur avendo studiato tanto ancora non bastava. Per mantenermi continuavo a insegnare danza. Era ciò che avevo sempre fatto e che più mi piaceva. Così ripresi in mano il vecchio progetto dell’Accademia Nazionale di Danza, l’unica istituzione statale che rilascia un valido titolo legale per insegnare. Se il mio lavoro doveva essere quello dovevo formarmi al meglio. Sono entrata in Accademia e ora sono pronta ad affrontare un nuovo percorso di studi con umiltà e sacrificio. I miei studi e la mia caparbietà mi avevano portato proprio lì, dove desideravo entrare già molti anni prima.


Perché l’insegnamento e non il palcoscenico?

Perchè ho avuto l’intelligenza di riconoscere i miei limiti. Ho capito che riuscivo a trasmettere molto di più quando insegnavo e non quando ballavo. Amo danzare, cerco di andare in scena il più possibile e ogni volta che succede mi ritrovo cresciuta e arricchita. Sento di dover continuare a farlo per me stessa. Ho sempre avuto difficoltà a lasciarmi andare completamente al pubblico. È un mio difetto su cui però sto lavorando e migliorando tanto. Danzare vuol dire “donarsi” agli altri e io riesco a farlo meglio in sala con i miei allievi o con la mia penna e i miei lettori piuttosto che in scena con gli spettatori. Tutto qua.


In qualità di critica di danza quali spettacoli consiglieresti di vedere a chi quest’estate rimarrà a Roma?

L’estate romana ha dedicato uno spazio più o meno ampio alla danza.

A settembre oltre alla storica manifestazione del RomaEuropa Festival, che partirà dal giorno 19 e che spazierà in vari luoghi teatrali e non della capitale, avremo il Gala di Jérôme Bel, che il 9 e il 10 settembre riunirà sul palco del Teatro Argentina danzatori e non professionisti per riscoprire nuove espressività e potenzialità del corpo umano. Dal 15 al 23 non mancherà il balletto classico al Teatro dell’Opera di Roma con La bella addormentata di Jean-Guillaume Bart che, pur rimanendo fedele alla coreografia originale, spoglia questa pietra miliare del repertorio di tutti i suoi eccessi barocchi in favore di maggiore realismo e umanità dei personaggi,. L’ultimo mese estivo si conclude con alcuni spettacoli di danza programmati al Teatro Vascello tra i quali suggerisco Little Something (17 e 18 settembre), una produzione Twain Centro di Produzione Danza Regionale con la coreografia di Loredana Parrella, per un approccio filosofico all’esistenza e il divenire attraverso il teatrodanza.


Adesso inizierai il Biennio specialistico all’Accademia Nazionale di Danza e diventerai una docente a tutti gli effetti. Che progetti hai per il futuro?

Mi piacerebbe proseguire con la ricerca in campo coreutico, continuare a scrivere e pubblicare i miei scritti non solo nell’ambito critico ma anche saggistico e manualistico. Più avanti magari vorrò accostarmi anche alla coreografia; la creazione e la ricerca coreografica è qualcosa che mi ha sempre affascinata ma che ho vissuto sempre e solo come interprete. Sarebbe una bella novità, oltre che uno stimolo interessante, dare ad essa un’impronta strettamente individuale. Per adesso cerco comunque di continuare a danzare e spero di poterlo fare il più a lungo possibile.



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